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DEL MALATO NON SI BUTTA VIA NULLA


DEL MALATO NON SI BUTTA VIA NULLA   di franco botta

 

Quando si  entra in ospedale, per sè o per altri, ci si sente piccoli piccoli, quasi un numero e qualsiasi problema si possa avere E’ INGIGANTITO si  e’ in condizione di indubbia fragilita’  ed emotivamente deboli.

L’ospedale e’ indubbiamente un luogo di vita ma che le persone non hanno scelto,  ne sono costrette: spesso le si confondono come clienti ma in realtà’ sono pazienti, che e’ una cosa ben diversa.

 

Approfittare di tali  luoghi e circostanze per imporre pubblicità,  con l’ovvio scopo di condizionare gli acquisti di chi li frequenta questi luoghi; non penso sia corretto,

specialmente se il bersaglio e’ il malato.

 

Il cliente di un bar o pub, se non gradisce l’invadenza pubblicitaria, la radio o la musica,  puo’ cambiare luogo ma, in un ospedale pubblico se  deve sostare o transitare per fare una tac o andare a trovare un parente ammalato, non ha alternative.

 

Pubblicizzare con l’affissione in un ospedale pubblico la vendita di parrucche o accessori necessari  legati ad una patologia, andare alla porta del malato e pubblicizzargli cio’ di cui ha necessita’ con logica commerciale, cioe’ a fine’ di lucro, mi rattrista e che proprio sia l’Ausl a cercare e favorire questo, mi rattrista ancora di più.

 

Di  pubblicita’ e comunicazione me  ne intendo ma, ritengo ci sia un’ etica e delle regole di buon senso, che mi pare in questo caso, siano state prevaricate.

Mi hanno risposto che e’ un’informazione utile: questo poi e’ troppo! .. chissa’ perche’ per dare questa informazione, si deve pagare e deve essere esposta a tutti, chissà perche’ e’ indicato un solo commerciante, il quale, chissa perche’ ANCORA  deve pagare . Complimenti se questa e’ l’informazione …….vorrei cambiare Stato.

Questa si chiama pubblicità commerciale,  a meno che non si voglia pensare che anche “ le salsicce in offerta”  siano  informazione.

 

Forse e’ troppo pensare che si puo’ urtare la sensibilità delle persone e che non sia giusto in certi luoghi di costrizione, approfittarne per lucrare ancora una volta su chi ha bisogno, proponendogli il prodotto che paga la pubblicità,    se poi l’obiettivo  a cui e’ rivolto il messaggio e’ il malato chemioterapico,  abbiamo rotto ogni limite, invadendo il campo della vergogna.

(a meno che nell’italia di Ruby qualcuno possa anche sostenere che il messaggio e’ rivolto a infermiere e dottoresse per i ritrovi mondani)

 

E’ legale ma, il comune sentimento lo rifiuta …. cosa dobbiamo aspettare ora …nella sala d’attesa di flebologia  la pubblicita’ di calze elastiche e protesi !? Così ancor prima di far l’esame “ci informano “ dei migliori  commercianti del settore  ??

Gia ‘ in  reparto otorino ho verificato e già consigliano le protesi acustiche con

tanto di bel manifesto appeso ….

Per ovvi motivi, si potrebbero forse  fermare nel reparto oculistica ..ma non si sa mai ?!

DEL MALATO NON SI BUTTA PROPRIO VIA NULLA !!

 

Indubbiamente e’ tutto lecito nella societa’ dei consumi ma, esiste anche l’etica e pensavo che un’ azienda come l’ Ausl potesse essere piu’ attenta e fare a meno di pochi spicci, per tanto cattivo gusto.

Mi occupo di comunicazione da sempre e mi hanno anche proposto di mettere il mio logo in ospedale ma, mi sono rifiutato, anche se il mio prodotto non e’ rivolto a persone ammalate.

 

                       Anche se l’Ausl mi pare paghi  diverso personale per la comunicazione e che   abbia un  ufficio dedicato a cio’ , mi permetto di dare un consiglio  gratuitamente; se si vuole fare un servizio utile di comunicazione, suggerirei  di inviare ai soggetti interessati,riservatamente, l’elenco e i prezzi di tutti i venditori …se proprio pensano che non si sappia dove acquistare una parrucca o una protesi !!!!

 

10-5-012

 

 

 

 









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